“E’ così profondamente pacifico, per chi non è nuovo nelle vie della provvidenza, sentire il passaggio dai limiti delle nostre possibilità umane alle inesauribili risorse divine, sentir finire l’uomo, sempre tanto meschino anche nelle manifestazioni più spirituali, e cominciare Dio con la Sua provvidenza infinitamente pura e buona”.

don Bepo

LA COMUNITA’ DON MILANI

La Comunità Don L. Milani nasce nel 1978, fondata da don Fausto Resmini con un gruppo di volontari, ha un proprio statuto e regolamento ufficializzato nel 1989; tale struttura si occupa di minori e giovani in condizioni di disagio e devianza in particolare riferite alle situazioni contenute nel DPR 448/88.

FINALITA’

Le finalità che la Comunità Don Milani si propone, possono essere condensate in un unico concetto: consentire un recupero individuale e sociale di soggetti che sono portatori di un disagio esistenziale. Infatti la premessa di fondo in questo lavoro è che chi è stato in carcere o vive da anni sulla strada non è necessariamente da vedere come un delinquente ma è senz’altro portatore di un disagio su cui  è possibile intervenire non con la presunzione di cambiare la persona ma con l’obiettivo di permetterle di vivere meglio la sua realtà individuale e sociale.

Logica conseguenza di questa premessa è che la persona viene messa al centro di qualsiasi discorso educativo o riabilitativo. Partendo dalla sua sofferenza, dal suo dramma interiore condividendolo e alleviandolo si cerca di portarla a prendere coscienza dei propri errori e delle ripercussioni che questi hanno avuto ed hanno sugli altri in modo che le sue esperienze negative possono trasformarsi in situazioni costruttive. Per far ciò è fondamentale favorire ogni tipo di “confronto” e di “dialogo” con e fra gli utenti e con le strutture di riferimento. Importanti non sono solo il lavoro e la relazione sociale ma anche il recupero di valori umani e spirituali quali la tolleranza, il perdono, il rispetto di se stessi e degli altri.

LA FILOSOFIA DI LAVORO

Il lavoro svolto dall’Associazione si concentra prevalentemente sull’attenzione ai minori preadolescenti e adolescenti più svantaggiati. Attraverso le proprie unità d’offerta, l’associazione intende offrire:

• ai giovani del territorio bergamasco un sostegno per il conseguimento dell’autonomia e, se possibile, per il reinserimento nel contesto famigliare;

• ai giovani di altri territori inviati dall’autorità giudiziaria, un reinserimento nel contesto di provenienza attraverso contatti con i servizi competenti.Il lavoro svolto è dunque prevalentemente educativo, centrato sulla presenza di figure adulte in grado di accompagnare i ragazzi a sperimentare:

• La rimessa in moto del processo evolutivo della persona bloccato dalle esperienze di vita, di devianza e delinquenza.

• La relazione positiva tra persone, la capacità di dare e ottenere fiducia.

• Il sapersi dare degli obiettivi (es: la scuola, il lavoro) e saperli conseguire.

• Il saper organizzare il tempo libero.

• L’assumersi delle responsabilità anche in riferimento agli impegni presi.

• Lo sviluppo di un senso della legalità, una coscienza morale che non indulga nel “farla franca” tipico della mentalità giovanile e deviante.

• Il saper riconoscere i propri errori e da lì partire per attuare dei cambiamenti in senso positivo

• l’autonomia affettiva e materiale, quest’ultima da intendersi anche in termini economici e alloggiativi.

Questi obiettivi educativi, vengono realizzati con gli educatori della comunità. Si tratta di un percorso quotidiano che passa attraverso la condivisione della vita di tutti i giorni, dei momenti sereni e di quelli più duri, dell’attività e del tempo libero, della relazione e della solitudine, del successo e dell’errore. L’adulto, individuato nella figura dell’educatore, diviene modello educativo su cui provare e rivedere e ridefinire scelte di vita non sempre ben riuscite. La gestione della vita comunitaria, la relazione educativa, i laboratori del tempo libero, il lavoro e/o il recupero della scolarità obbligatoria, le visite domiciliari, i rapporti con i servizi sociali competenti, la sensibilizzazione del territorio, sono tutte attività attraverso le quali si costruisce e si realizza il progetto educativo che dovrebbe portare il giovane all’autonomia e al reinserimento familiare e sociale.